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Dr.ssa Raffaella Grosso

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Elaborazione del lutto → Pillole di Psicologia

E' naturale sentirsi sconvolti in seguito alla morte di una persona cara, specialmente quando si tratta di un evento improvviso ed imprevedibile come accade per gli incidenti domestici o automobilistici. In qualche modo, invece, una malattia ci dà la possibilità di abituarci all'idea della perdita e, almeno in parte, rassegnarci all'ineluttabilità dell'evento.

Il recupero dell'equilibrio interiore, che risulta inevitabilmente compromesso, così come il superamento della destabilizzazione emotiva e il ritorno ad una vita normale avvengono attraverso un processo psicologico definito "elaborazione del lutto". Va precisato che il termine non viene usato solo nei casi di morte effettiva di una persona ma si applica anche alle situazioni di allontanamento, di distacco definitivo, che vengono appunto percepiti come un un lutto.

L'elaborazione del lutto comprende diverse fasi, variabili come intensità a seconda delle caratteristiche psicologiche di ogni individuo; anche la loro successione non è necessariamente uguale per ognuno e possono ripetersi (infatti vengono dette "fasi" e non "stadi").

Mediamente si riconoscono le fasi di:

  • negazione: è un classico meccanismo inconscio di difesa, dove mentalmente non c'è ancora consapevolezza della morte e domina l'illusione che la persona cara sia ancora presente; la necessità di negare il problema consente di prendere momentaneamente le distanze dalla sofferenza e di riorganizzare le proprie risorse mentali
  • disperazione: è il momento clou della sofferenza e del dolore della perdita; prevale il senso d'impotenza e non c'è interesse verso nessun aspetto della vita
  • rabbia: la coscienza del lutto, e la relativa sofferenza, scatena una reazione di rabbia verso il "responsabile" (può essere il medico o altri, o più frequentemente la rabbia è diretta contro il destino). Si tratta di un momento critico, dove probabilmente c'è il maggiore bisogno di aiuto, facilmente infatti si può verificare una chiusura relazionale
  • accettazione: è l'ultima fase dell'elaborazione del lutto con rassegnazione verso l'evento e la possibilità di riprendere una vita normale.

Il tempo fisiologico dell'elaborazione del lutto è di circa 6 mesi; un allungamento di questo periodo e la fissazione sul pensiero del defunto è considerata disfunzionale e richiede un intervento di sostegno con uno psicoterapeuta.


Siti amici

www.psicoterapialazio.it/

Sito tematico dedicato agli psicologi e psicoterapeuti del Lazio e della Capitale.

www.psicologo--cagliari.it

Trova lo psicologo a Cagliari con un click, sul portale: psicologo--cagliari.it .

Il ruolo dello psicoterapeuta

Dopo una fase di reticenza e di difficoltà a riconoscere la necessità di una consulenza psicologica per risolvere un problema comportamentale o relazionale che crea disagio e sofferenza a noi stessi o ad un nostro familiare (spesso il nostro bambino), finalmente decidiamo per la psicoterapia. Tuttavia ci sentiamo confusi perchè non abbiamo ben chiaro cosa aspettarci.


Mi sento in colpa per la scomparsa di mio marito

Buongiorno,ho perso mio marito dieci mesi fà,non riesco a rassegnarmi,prima del infarto era stato operato alla gola e non parlava,mi sento in colpa per non aver capito la su soffernza, poi qaundo dovevo medicarlo qualche volta gli ho detto sono stufa non ce la faccio più.

Adesso ripensando a tutto questo ho un gran senso di colpa che mi rode dentro tutto il giorno e in più non sono stata mai affettuosa nei sui confronti.

Vorrei morire anch'io.grazie per la risposta

Domande simili, poste da utenti che navigano in internet in cerca di un sostegno Psicologico, le trovi anche su: www.psicologi-perugia.it


Risponde la Dott.ssa Sarah Pederboni

Buongiorno signora Annamaria, posso dirle che, quando perdiamo una persona a noi cara, è normale provare senso di colpa ripensando a cosa si poteva fare o dire di diverso da ciò che abbiamo fatto o detto.

E’ anche normale e umano sentirsi arrabbiati nel doversi occupare di un marito che non è più quello di prima a causa della sua salute.

La vita l’ha messa davanti a una prova molto dolorosa da superare!

Il lutto non riguarda solo ed unicamente la perdita di suo marito, ma anche la perdita di una parte di sé che riguarda le sue aspettative sul futuro.

Il mio consiglio è quello di cercare di perdonare se stessa per non essere stata “perfetta" (la perfezione è un’invenzione della mente!) e di concedersi di essere “umana” e di poter provare un vasto assortimento di emozioni, rabbia compresa.

Cerchi di concentrarsi sul momento presente e su ciò che ha di più caro al mondo come amici e familiari e vedrà che il senso di colpa, piano piano, svanirà lasciano il posto ai bei ricordi.

Altre risposte a "Mi sento in colpa per la scomparsa di mio marito" le trovi sul portale Psicologi Italia.

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